Nei mesi in cui sono stata KO a causa della brutta esperienza vissuta su TikTok – un evento molto grave che ha colpito sia la mia vita professionale che quella personale – ho affrontato molte difficoltà. Ho vissuto l’umiliazione in modo drammatico e mi sono trovata costretta a guardare in faccia le mie paure e le mie fragilità. Ma ho dovuto fare i conti anche con una realtà inconfutabile, che l’archeologia mi ha aiutato a capire sempre meglio in questi anni: il potere, chiunque lo eserciti e qualunque sia la sua portata, non tollera mai il dissenso e farà di tutto per soffocarlo, zittendo le voci delle minoranze.
Quelle voci, proprio perché appartengono a un gruppo minoritario, non hanno lo stesso spazio e la stessa visibilità di chi in quel gruppo ci vive da sempre. Oltretutto, il potere non solo cerca di soffocarle, ma le sfrutta attivamente per consolidarsi e legittimarsi. La storia dell’umanità è costellata da meccanismi di questo tipo.
La minoranza a cui appartengo è quella delle donne. Non una minoranza dal punto di vista demografico – è ovvio – ma una minoranza sociale, sistematicamente marginalizzata e vittima di discriminazioni strutturali e culturali.
In Italia c’è una piaga dilagante: la misoginia. Non si tratta di semplice odio verso le donne, ma di un sistema culturale diffuso e radicato, che si esprime ogni giorno attraverso parole, gesti e comportamenti concreti. In Francia, un certo linguaggio, un certo atteggiamento ed espressioni che qui troviamo praticamente sotto ogni contenuto non sono nemmeno immaginabili. Non perché siano censurati, ma perché culturalmente inammissibili.
Qui, invece, è considerato normale che gli uomini – pur di non assumersi le proprie responsabilità e restare in piedi – cambino la narrazione, la manipolino, la stravolgano. Anche calpestando gli altri.
E sotto i piedi di uno di loro ci sono finita io.
Questa vicenda ha avuto ripercussioni profonde sulla mia salute psicofisica. Anche perché uscivo da un anno durissimo, segnato dalla malattia di mia madre e da un carico di caregiving che mi ha alienato.
Ma si sa, quando meno te lo aspetti, l’universo ti manda sempre qualcosa di cui hai realmente bisogno: a me ha mandato un libro di Mary Beard.
La decapitazione di Medusa nella Loggia dei Lanzi
Mary Beard la conoscevo per i suoi eccezionali documentari per la BBC, ma non avevo mai letto i suoi libri.
Donne e Potere ha il merito di aver messo in moto un interessante ingranaggio. Tutto è partito dall’analisi simbolica del Perseo di Benvenuto Cellini, un’opera in bronzo del Cinquecento esposta nella Loggia dei Lanzi a Firenze.
Sconvolta dalla sua analisi – e arrabbiata perché all’università questo tipo di lettura è del tutto ignorata – sono andata a recuperare una foto della Loggia per osservare le altre opere esposte con i relativi temi. Così ho fatto una semplice traduzione tematica delle statue attualmente presenti.

Il risultato è stato sconvolgente: è un teatro della violenza, una vetrina della sottomissione del femminile mascherata da galleria di capolavori artistici.
Così ho cominciato una ricerca bibliografica intensa, quasi ossessiva, e ho scoperto delle studiose (anche studiosi) che sinceramente hanno migliorato la mia vita. Loro non lo sanno, ma lo so io, e questo basta.
Nel giro di una settimana mi sono ritrovata – idealmente – circondata da studiose e ricercatrici straordinarie (quasi tutte straniere) che, dentro le più importanti università del mondo, hanno e stanno facendo la differenza.
Queste ricercatrici, nei loro contributi, analizzano le statue della Loggia dei Lanzi da un punto di vista simbolico oltre che politico, “leggono” l’opera con uno sguardo critico e mettono sul piatto l’iconografia, la storia dell’arte e la mitologia, riletta in modo straordinario e puntuale. Che dire… ho goduto come mai nella vita, e allo stesso tempo ho dovuto constatare che questo tipo di lettura è praticamente assente ovunque.
Leggere quelle pubblicazioni mi ha fatto capire ancora più a fondo a cosa serve il patrimonio culturale, e quanto sia urgente usarlo attivamente. Perché quello che loro analizzano e destrutturano parla anche di me, parla anche di noi. Maschi e femmine.
Da tutte queste letture è nata la Guida Culturale alla Loggia dei Lanzi.

È una guida cruda, sincera, che mostra davvero cos’è quel luogo. Non solo una vetrina delle grandi opere romane e rinascimentali, ma uno spazio simbolico pubblico in cui si perpetua – nel cuore di Firenze – un’idea della donna come trofeo, corpo, preda, oggetto. Qualcosa che è molto vicina alla nostra contemporaneità.
Nell’opera più celebre della Loggia, cioè il Perseo che decapita Medusa di Benvenuto Cellini, la violenza è incalcolabile, ma l’opera è talmente perfetta da un punto di vista formale che il reale significato sfuma davanti ai nostri occhi, quasi non ci facciamo caso. E via di “Guarda che meraviglia” e “Cellini era un genio”.
Cellini in realtà è stato un gran furbacchione – era uno Scorpione, del resto – e oltre a essere uno che sapeva fare benissimo il suo lavoro, curava in modo maniacale i dettagli e ambiva alla memoria eterna. Con il Perseo, lo scultore ha creato una statua praticamente perfetta e questa perfezione maschera abilmente la sua simbologia e inevitabilmente ci confonde.
Di Cellini non si dice mai che fosse misogino o un uomo estremamente collerico e violento. Si dice soltanto che è stato uno degli scultori più talentuosi del Cinquecento, un genio artistico indiscutibile.
E chiaramente lo era, guarda la statua, non hai bisogno di una laurea in beni culturali per apprezzarla: Cellini era eccezionale. Il problema è che in questa storia mancano dei pezzi. E se l’arte decidiamo di raccontarla in questo modo, mutilata o potremmo dire “decapitata”, non servirà a niente, anzi ci danneggerà.
Cellini, senza che nessuno glielo chiedesse, neppure Cosimo I, il committente, decide di rappresentare il corpo di Medusa non come un mostro con squame e pinne (come la descrive Ovidio), ma come una donna. E questo è un problema!
Cellini, infatti, aggiunge, sotto i piedi di Perseo, un corpo estremamente reale: un corpo di donna stesa a terra, decapitata e nuda. Una scena forte, violenta e che, come dimostra l’analisi di Mary Beard, parla di dinamiche molto attuali.
Sarò sincera, non è stato per niente facile scrivere il testo sul Perseo. Più leggevo, più capivo il meccanismo e più mi intossicavo. Ma in cuor mio sapevo che era fondamentale farlo. Perché prima o poi, su questi argomenti, tutti – maschi e femmine – dobbiamo confrontarci.
Se non ci sforziamo di capire che questa arte così sublime parla di noi (e soprattutto della nostra società), rischiamo di vagare per le città come zombie, sfruttati dal turismo e strumentalizzati dal patrimonio culturale, ignari che proprio l’arte, invece, può aiutarci a capire in che società viviamo, quali valori abbiamo ereditato e come possiamo migliorare.
Ciò che mi colpisce di più, alla luce di questi studi, è l’accettazione passiva di questo spazio pubblico: lo riconosciamo come bellissimo, ammiriamo le statue che donano alla piazza un’armonia straordinaria e ci diciamo che “l’arte fa bene al cuore”. Ma è tutta un’illusione.
La Loggia dei Lanzi è uno spazio pubblico che oggi ci permette di riflettere su quanto il patriarcato stia contribuendo alla nostra deumanizzazione.

Una nuova narrazione
La scrittura della Guida alla Loggia dei Lanzi mi ha aiutata moltissimo a canalizzare il dolore, ma il testo non parla di me, ovviamente. Parla delle donne che, per millenni, sono state marginalizzate (perché spaventano gli uomini insicuri).
Ma attenzione. La guida parla anche degli uomini. Uomini costretti ancora oggi a nascondere le proprie vulnerabilità in nome di una virilità imposta, di una forza che devono continuamente dimostrare.
Quando ho finito di scriverla, non ho potuto fare a meno di notare che quella Loggia, alla luce delle letture che ho affrontato in questi mesi, non è più e non sarà più quella che mi aveva sbalordita e profondamente emozionata a 25 anni, quando l’ho vista per la prima volta. Quella Loggia non esiste più. Ma ne resta il ricordo.
Un ricordo di quando, all’università, i docenti mi riempivano di frasi fatte su artisti-geni e opere d’arte che nessun altro al mondo sarebbe mai stato in grado di realizzare.
Esattamente dieci anni dopo, al termine di un percorso lungo e complesso, ho messo a punto questa nuova narrazione, frutto della preziosissima ricerca che le università producono ogni anno. È una narrazione che si discosta del tutto da quell’approccio trionfalistico e gerarchico a cui siamo stati abituati.
Un racconto nuovo e critico, che desidera portare luce sulle ombre e che – a mio avviso – è fondamentale per aprire gli occhi e offrire, a chi lo desidera, un’alternativa alla narrazione dominante e “neutra”, in un Paese come l’Italia che, ancora oggi, agli inizi del XXI secolo, si rifiuta di affrontare la propria storia con senso critico e continua a guardare il dito, ignorando la luna.

Tutte le info sulla Guida IterPopuli
La guida alla Loggia dei Lanzi è un atto politico
👉 Perché rifiuta la narrazione neutra e celebrativa che per secoli ha oscurato il significato di queste opere.
👉 Perché restituisce voce alle donne rappresentate come corpi distrutti, trofei e vittime di una violenza sistemica.
👉 Perché dimostra che il patrimonio culturale non va “ammirato”, ma usato attivamente per riflettere e mettere in discussione le narrazioni del presente.
Barbara 🧠❤️






